Zaccaria Dal Bò

(Venezia, 1872 - 1935)

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Giorgione e le sue opere Giorgione e le sue opere

Giorgione e le sue opere Giorgione e le sue opere Giorgione e le sue opere

Giorgione e le sue opere Giorgione e le sue opere 

30. Giorgione e le sue opere, 1896.

Penna, pennello, inchiostri, acquarelli, fotografie su carta e carton­cino;

pagine: 398 x 315 mm ca.

(Schedatura 1990 n. 223/OA)


 

Questa splendida raccolta di immagini sull'opera di Giorgione viene commissionata dal dott. Giovanni Bordigioni, probabilmente nel 1895 (tra la documentazione del Museo custodita in Biblioteca si conserva una ricevuta di pagamento dell'album datata 1 gennaio 1896), all'editore e fotografo Ferdinando Ongania, autore impegnato a creare pubblicazioni rivolte, nell'interesse che si diffonde nella seconda metà dell'Ottocento, a documentare la produzione artistica, decorativa ed industriale italiana (Fotografia italiana dell'Ottocento, 1979, pp. 169-170). Fu certamente l'Ongania a commissionare al giovane Zaccaria Dal Bò, appena uscito dall'Istituto d'arte di Venezia, gli acquerelli contenuti nell'album, eseguiti probabilmente subito dopo l'intervento di consolidamento degli affreschi del Fondaco dei Tedeschi. Autore, invece, della stesura delle scritte, delle miniature e dei disegni a penna fu V. Scarpa. Il dott. Bordigioni commissionò l'opera con l'intento esplicito di donarla al neonato Museo cittadino, come attesta la dedica fatta scrivere sulla facciata n. 9: <<Alla / sua città natia / di / Castelfranco / per / l'incipiente Museo Comunale / fondato nell'anno 1889 / dal / D.r Francesco Marta / il Dottor / Giovanni Bor­digioni / dedica>>.

Recuperato in occasione di questa mostra, esso viene menzionato nella documentazione del Museo conservata in Biblioteca, oltre che nella suddetta ricevuta, pure in alcune lettere del 1896, nonché nello scambio epistolare del 1934 tra lo studioso di Giorgione George M. Richter e l'allora conservatore cav. Elia Favero. Sull'ultima facciata dell'album vi è riportato il nunero d'inventario 31153/1479; mentre sul dorso del libro vi è posta l'etichetta con la collocazione in Biblioteca: S / GIOR / 1.

Il volume è riccamente rilegato, ad opera della legatoria veneziana V. De Toldo, con una copertina lavorata ad incisione e decorata in oro a motivi fitomorfi e stilizzati, con lo stemma di Castelfranco sul davanti ed il Leone marciano sul di dietro. Esso contiene 72 fogli in cartoncino biancastro (398x315 mm ca.) con le facciate occupate come segue: facciata n. 2, disegno a china con il ritratto di Giorgione tratto dall'opera di Carlo Ridolfi (142x107 mm); facciata n. 3, frontespizio; facciata n. 7, altro titolo; facciata n. 8, timbro e firma di Ferdinando Ongania; facciata n. 9, dedica; facciata n. 11, veduta  di Venezia, disegnata a china, tratta da una stampa del XV secolo (121x151 mm) e, scritto a mano, brano tratto dal dramma di P. Cossa "Cecilia", atto I, scena IV; facciata n. 12, continuazione del brano suddetto e sotto disegno ad acquerelli con Leone marciano (111x103 mm ca.); facciata n. 13, disegno a china (121x154 mm) raffigurante la veduta delle mura di Castelfranco nel suo lato meridionale (il disegno è tratto dalla foto posta sulla facciata n. 113) e altro brano scritto a mano tratto dal suddetto dramma; facciate nn. 15 e 16, indice; facciata n. 17, scritta; facciata n. 19, fotografia incollata della Pala di Castelfranco; facciata n. 20, la scritta, a mano, <<Vieni Cecilia / Vieni t'affretta / Il tuo t'aspetta / Giorgio...>>; facciate nn. 21, 23 e 25, cromolitografie incollate raffiguranti particolari della Pala di Castelfranco; facciata n. 27, fotografia incollata di un dettaglio della pianta di Venezia di Jacopo de' Barbari; facciata n. 29, fotografia incollata del prospetto della cosiddetta "Casa di Giorgione" a San Silvestro in Venezia; facciata n. 31, fotografia incollata del prospetto sul Canal Grande del Fondaco dei Tedeschi; facciata n. 33, acquerello (parte figurata, 250x150 mm ca.) di Zaccaria Dal Bò raffigurante la Nuda di Giorgione; facciata n. 34, acquerello (parte figu­rata, 204x240 mm ca.) di Zaccaria Dal Bò raffigurante la parte degli affreschi di Tiziano dipinti sulla facciata sopra l'attuale calle del Fontego dell'omonimo edificio veneziano; facciata n. 35, altro acquerello (205x225 mm ca.) dello stesso autore con altro particolare degli affreschi di quest'ultima facciata del Fondaco; facciata n. 36, come sopra (203x260 mm ca.); facciate dispari di destra nn. 37-109, n. trentotto fotografie incollate raffiguranti opere di Giorgione, o ritenute allora di Giorgione (una delle foto è un particolare dell'opera riprodotta alla pagina precedente; alla facciata n. 59 vi sono incollate due foto); facciata n. 111, due acquerelli, probabilmente di Zaccaria Dal Bò, eseguiti su due fogli di carta (entrambi 107x257 mm) incollati alla pagina e raffiguranti la parte allora conosciuta dei fregi della Casa di Giorgione a Castelfranco; facciate nn. 113, 115 e 117, fotografie incollate con vedute di Castelfranco; facciata n. 117, fotografia incollata del Monumento al Giorgione del Benvenuti; facciate nn. 121 e 122, firme; facciata n. 141, stemma disegnato ad acquerello di Ferdinando Ongania e sotto: <<VENEZIA / M.DCCC.XCVI>>; fac­ciata n. 142, la seguente scritta: <<Miniature, disegni a penna, scrittura di V. Scarpa>>. Le fotografie sono per la maggior parte scatti Anderson ed Alinari.

L'importanza dell'album, oltre a rappresentare una testimonianza storica della conoscenza che allora si aveva sull'opera di Giorgione e dell'estremo interesse che i cittadini più illustri della nostra città e, ovviamente, il nostro Museo riservavano al grande genio del Cinquecento, consiste nella documentazione fornita dagli acquerelli dello Zaccaria Dal Bò. Essi, infatti, riproducono al completo gli affreschi di Tiziano allora visibili sulla facciata del Fondaco verso la Merceria e, certo con l'interpretazione dell'artista che li copiò, il valore cromatico di quell'opera; così come l'acquerello alla facciata n. 33 evidenzia il cromatismo allora visibile nella Nuda, l'unico degli affreschi copiati eseguito da Giorgione. Il ciclo commissionato dalla Serenissima a Tiziano nel 1508 ebbe, anche se in misura minore rispetto a quello di Giorgione, un rapido degrado. Prima del 1967, la critica aveva dato per irrecuperabile ogni traccia di questa decorazione, a causa anche dei materiali usati nell'intervento di restauro della fine degli anni Trenta del nostro secolo, che aveva portato all'annerimento pressoché totale dei brani superstiti. Nel 1967, a cura della Soprintendenza alle Gallerie e Opere d'Arte di Venezia, i frammenti furono strappati e trasferiti alle Gallerie dell'Accademia (per ulteriori informazioni circa il ciclo del Fondaco si veda quanto detto nella scheda n. 10). In occasione della mostra Giorgione a Venezia, tenuta alle Gallerie dell'Accademia nel 1978, venne ricostruito il ciclo degli affreschi superstiti di Tiziano al Fondaco (cfr. Valcanover F., 1978, pp. 130, 131). Rispetto a quella ricostruzione i nostri acquerelli mostrano più frammenti: soprattutto per la parte del fregio che corre sotto alla teoria delle finestre; qua e là qualche piccolo brano per la decorazione dipinta sopra le finestre e negli interspazi esistenti tra di esse; mentre risulta chiaramente più leggibile di quanto non lo sia oggi la figura del Compagno della calza (l'ultimo a destra del ciclo) strappato nel 1937 assieme alla Nuda di Giorgione. Infine, è interessante notare come, per quel che riguarda la parte dei fregi allora visibile nella Casa di Giorgione di Castelfranco, il secondo acquerello incollato sulla facciata n. 111 presenti una qualche differenza, rispetto alla situazione attuale, nella testa dipinta tra le due tabelle con i motti in latino.

 

Provenienza:

Dono dott. Giovanni Bordigioni, 1896.


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