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Nella sezione a tema libero riservata agli
artisti invitati alla mostra di pittura Giorgione-Poussin del 1961
in città, Giorgio Bellandi, artista milanese (studiò all'Accademia di Brera)
legato alle influenze di Corrente ed alle scomposizioni astrattizzanti
post-cubiste, presentò questo Ritratto di Erode che gli valse il
primo Premio Città di Castelfranco Veneto ad ex aequo con
Orazio Pigato (si veda la scheda precedente), entrando così con un'opera
nella Raccolta Comunale. Il dipinto si presenta in buono stato di
conservazione e raffigura, con forme schematiche e geometrizzanti non immuni
dalle esperienze di scenografia teatrale alle quali per qualche anno
l'artista si dedicò, la figura di Erode, re degli Ebrei, cercando di
caratterizzarla come personaggio storico in un una rappresentazione visiva.
L'opera viene così ad assumere aspetti aneddotico-narrativi che vogliono
illustrare contemporaneamente la vicenda storica e quella biblica di un
tiranno ebreo crudele con il suo popolo (ordinò la strage degli innocenti)
e servile verso Roma. Non mancano quindi, nella scelta del soggetto,
allusioni chiaramente politiche. La raffigurazione fa uso di una
pennellata grafica tanto nel segno, che scompone e ricompone le forme senza
però mai abbandonare completamente il figurativo, quanto nel modo di
stendere il colore, lirico ed omogeneo nelle tonalità, senza mai
raggiungere note particolarmente acute, eppure dalla notevole efficacia
icastica nella direzione dell'espressionismo. L'intento narrativo viene visualmente sottolineato dall'esigenza d'inserire sulla tela delle parole e
delle lettere, che vengono ad assumere sia una valenza semantica sia una
valenza pittorica, al pari delle altre forme tracciate. Chiaramente
riconoscibili sono la figura seduta in basso a destra e l'animale in alto a
sinistra, forse un'allusione alla frase pronunciata da Augusto: <<Meglio
essere un porco di Erode, che un figlio di lui>>.
Provenienza:
Premio Giorgione-Poussin,
1961.
Bibliografia:
Premio Giorgione-Poussin,
1961, pp. 37, 47. |