Giorgio Bellandi

(Milano, 1930)

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Il ritratto di Erode

189. Il ritratto di Erode.

Olio su tela;

100 x 80 cm

(Schedatura 1990 n. 243/OA)


 

Nella sezione a tema libero riservata agli artisti invitati alla mostra di pittura Giorgione-Poussin del 1961 in città, Giorgio Bellandi, artista milanese (studiò all'Accademia di Brera) legato alle influenze di Corrente ed alle scomposizioni astrattizzanti post-cubiste, presentò questo Ritratto di Erode che gli valse il primo Premio Città di Castelfranco Veneto ad ex aequo con Orazio Pigato (si veda la scheda precedente), entrando così con un'opera nella Raccolta Comunale. Il dipinto si presenta in buono stato di conservazione e raffigura, con forme schematiche e geometrizzanti non immuni dalle esperienze di sce­nografia teatrale alle quali per qualche anno l'artista si dedicò,  la figura di Erode, re degli Ebrei, cercando di caratterizzarla come personaggio storico in un una rappresentazione visiva. L'opera viene così ad assumere aspetti aneddotico-narrativi che vogliono illustrare contemporaneamente la vicenda storica e quella biblica di un tiranno ebreo crudele con il suo popolo (ordinò la strage degli innocenti) e servile verso Roma. Non mancano quindi, nella scelta del soggetto, allusioni chiaramente politiche. La raffigurazione fa uso di una pennellata grafica tanto nel segno, che scompone e ricompone le forme senza però mai abbandonare completamente il figurativo, quanto nel modo di stendere il colore, lirico ed omogeneo nelle tonalità, senza mai raggiungere note particolarmente acute, eppure dalla notevole efficacia icastica nella direzione dell'espressionismo. L'intento narrativo viene visualmente sottolineato dall'esigenza d'inserire sulla tela delle parole e delle lettere, che vengono ad assumere sia una valenza semantica sia una valenza pittorica, al pari delle altre forme  tracciate. Chiaramente riconoscibili sono la figura seduta in basso a destra e l'animale in alto a sinistra, forse un'allusione alla frase pronunciata da Augusto: <<Meglio essere un porco di Erode, che un figlio di lui>>.

 

Provenienza:

Premio Giorgione-Poussin, 1961.

 

Bibliografia:

Premio Giorgione-Poussin, 1961, pp. 37, 47.


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