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Questo studio, assieme a novantadue altri fogli, dei quali
trentasei con disegni anche sul verso (si vedano le schede seguenti e quelle
in sintesi riportate in appendice), entra nella Raccolta Comunale nel mese
di gennaio del 1935. All'acquisto della cartella dai famigliari del
Bordignon si interessò l'allora conservatore del Museo Elia Favero, che fece
da intermediario diretto tra Comune ed eredi, custodendo per qualche tempo
le opere nella propria abitazione. L'acquisto venne fatto per la somma di £.
400, dopo una lunga trattativa partita da una richiesta iniziale di £.
2.000. In nessuna delle diverse lettere conservate relative ai disegni, o in
altro documento, si accenna alla quantità delle opere, ad una loro
descrizione o ad una loro possibile datazione. I fogli, per lo più in
discreto stato di conservazione, sembrano comunque risalire per la maggior
parte agli ultimi decenni del secolo scorso, e sembrano essere tutti studi
preparatori o prime idee di opere successivamente eseguite o da eseguirsi in
affresco o su tela. Rappresentano, pertanto, un nucleo particolarmente
significativo, oltre che per poter attribuire o rintracciare opere oggi
disperse, pure per capire i primi passi affrontati dall'artista nel
concepire e nello sviluppare un lavoro pittorico. Vi sono veri e propri
schizzi, abilmente e velocemente tracciati, che hanno lo scopo di delineare
un primo abbozzo dell'opera nel suo complesso o in alcuni suoi particolari,
per poi meglio definirlo solo in un successivo momento. Altri lavori
mostrano, infatti, una più accurata rifinitura focalizzata principalmente su
di un determinato particolare del dipinto; questi ultimi sono quadrettati
per poter riportare fedelmente la raffigurazione in cartoni dalle maggiori
dimensioni, da utilizzare per il trasporto dell'immagine sulla superficie da
dipingere. Passando questi studi, emergono chiare alcune fasi del processo
tecnico di creazione dell'opera; fasi che sono talvolta facilmente
ravvisabili come effetto anche nel lavoro finale, rappresentando sicuramente
una delle cause del risultato conseguito. Ad esempio, nel Giudizio
Universale della chiesa parrocchiale di San Zenone degli Ezzelini è
stata notata una mancanza nel compenetrare tra loro l'insieme delle
strutture spaziali, in aggiunta alle non poche difficoltà incontrate
nell'orchestrare prospetticamente l'opera sulla forma ricurva dell'abside (Stefani
O., 1986, p. 45, 47). Come conseguenza si ha la sensazione che quasi ogni
singola figura di un certo rilievo possa esistere anche indipendentemente
dall'intero contesto in cui è inserita. I disegni in esame contribuiscono a
rintracciarne alcune cause: in quelli quadrettati, infatti, relativi
all'affresco, ogni figura viene per lo più trattata singolarmente per essere
probabilmente singolarmente trasferita su cartone, ed infine inserita nel
contesto generale solo al momento del suo trasporto sull'intonaco da
affrescare. Ciò fa pensare, quindi, riassumendo le fasi, che Bordignon
ideasse con veloci schizzi un primo studio dell'intera opera e che, dopo la
definizione spaziale del tutto, si soffermasse sempre con rapidi tratti su
alcuni particolari dell'insieme della composizione per poi scomporli nei
suoi singoli elementi e svilupparli in modo più dettagliato e preciso, uno
autonomamente dall'altro; questi, riportati su cartoni con le volute
dimensioni, venivano probabilmente solo alla fase del trasporto sulla
superficie da dipingere reinseriti nel contesto generale: il colore
diventava così uno degli amalgamanti principali per dare un'aspetto unitario
all'intero affresco.
Tutti i novantatre fogli conservati nella Biblioteca Comunale
furono esposti nella sede della Casa di Giorgione in occasione della mostra
itinerante Noè Bordignon (1841 - 1920), fermatasi nella sua ultima
tappa a Castelfranco nella primavera del 1983. Venti di essi furono inoltre
mandati alle esposizioni tenute nei mesi precedenti nelle sedi della
Biblioteca Comunale di San Zenone degli Ezzelini, del Museo "L. Bailo" di
Treviso e della Sala dei Battuti a Conegliano.
Il disegno qui presentato, in mediocre stato di
conservazione, rappresenta sicuramente uno studio per la figura in primo
piano in basso a destra dell'affresco, il Mosè, della Resurrezione della
Carne eseguito nel 1874 nella chiesa dei Santi Cosma e Damiano di
Pagnano d'Asolo. Forse più che nello stesso affresco, in questo foglio
Bordignon sa esprimere con forza e partecipazione quel senso di drammaticità
e di coinvolgimento espressivo che rappresenta una delle caratteristiche di
maggior effetto e rilievo di questo iniziale momento della sua prima
maturità artistica.
Provenienza:
acquisto dagli eredi Bordignon, 1935. |