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Le indicazioni sul titolo fornite dalla schedatura del 1990,
vedono questo ritratto, dopo il restauro in discreto stato di conservazione,
come l'autoritratto di Noè Bordignon. Alla mostra itinerante sull'artista
del 1982-83, l'opera viene indicata in catalogo semplicemente come
<<Ritratto di ignoto (Uomo con baffi)>>. Non essendoci in quel testo la
riproduzione fotografica dell'opera e mancandovi altre indicazioni precise,
al di là delle misure, che in linea di massima coincidono con quelle di
questo quadro (93 x 70 cm.), non si esclude la possibilità, seppure estrema,
che il dipinto là menzionato possa essere quello descritto nella scheda
precedente, come potrebbe far sospettare la datazione del 1890 circa che
viene data all'opera. Tuttavia, sull'identificazione dell'effigiato, che
indubbiamente assomiglia un po' al Bordignon anziano, sorge il dubbio che
possa trattarsi di altra persona. Tra la documentazione relativa al Museo,
conservata nella Biblioteca di Castelfranco, vi è la brutta copia di una
lettera, datata 21 settembre 1933, dell'allora conservatore cav. Elia Favero
al figlio del conte Ernesto di Broglio nella quale questi viene ringraziato
per il dono fatto al Museo di un bellissimo ritratto del padre, il compianto
Ministro del Tesoro. In più, sempre in Biblioteca, si conserva un carteggio
relativo al conte di Broglio dove in una lettera, inviata all'onorevole
conte Giuseppe Pasolini Zanella in data 6 luglio 1900, il ministro avverte
che, a causa del ritardo della comunicazione, non può più raccomandare in
Roma l'acquisto di opere del pittore Noè Bordignon (BCCV, 1901-1906, ms. 366
N-97, 31 013). Tutto ciò porta a tenere in considerazione la concreta
eventualità che il ritratto qui presentato possa essere quello donato al
Museo nel 1933, quindi quello del ministro Ernesto di Broglio. La persona
ritratta viene colta quasi a tre quarti di figura, forse per sottolinearne
la statura elevata e l'imponenza della persona, su uno sfondo buio che,
assieme alle eleganti vesti scure, dà risalto al volto e sottolinea la
positura della mano, conferendo all'effigiato un'aria alquanto distinta. La
datazione dell'opera, pittoricamente, sembra collocarsi entro il penultimo
decennio di vita dell'artista, come pare confermi anche l'età
dell'effigiato, tanto che egli sia il Bordignon stesso quanto il conte di
Broglio, che aveva un solo anno in più rispetto al pittore.
Bibliografia:
cfr. Rizzi P., 1982, p. 23.
Restauri:
Studio Tiozzo, 1997. |