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Sulla provenienza di quest'opera non vi è alcuna
documentazione positiva. Tuttavia essa giunge con ogni probabilità nella
Raccolta Comunale assieme ai novantatré disegni acquistati nel gennaio del
1935 dagli eredi del Bordignon: infatti, oltre ad essere stata sino ad oggi
conservata unitamente ai suddetti disegni, riporta scritte, numero di
inventario e timbro di collezione del Museo Civico analoghi a quelli posti
su quei fogli.
Il suo stato di conservazione si presenta mediocre a causa di
sollevamenti e cadute di colore della pellicola pittorica, particolarmente
accentuate sul recto, nonché di buchi lungo i margini. Tuttavia, il degrado
non ne compromette affatto freschezza e qualità.
Sul cartone vi è dipinta, su una traccia iniziale di disegno
a matita, sul recto una scena di genere, che pare essere un pranzo
campestre, e sul verso una rappresentazione di figure in gloria, che
potrebbero essere tanto una apoteosi quanto una composizione allegorica.
Particolarmente fresco nell'impasto del colore, sciolto e disinvolto nella
pennellata, e ricco nella costruzione spaziale della scena appare il
bozzetto dipinto sul recto dove, in una prospettiva a zig-zag, vengono colte
con rapidi tocchi le figure che affollano questo gustosissimo studio, che
forse è una prima idea sviluppata cromaticamente ad olio in misure ridotte
di quello che poteva essere un dipinto più accuratamente definito,
probabilmente su tela. Il bozzetto ha sicuramente riscontri nella pittura
veneta contemporanea, si pensi solo al Favretto al Nono o al Milesi, seppure
in questo caso il Bordignon si mostra, come spesso nelle scene di genere,
significativamente interessato a cogliere, pur con la frizzante e rapida
pennellata, quanto più possibile l'aspetto veristico di questo squarcio di
vita popolare quotidiana. Il bozzetto sul verso, schizzato con lo stesso
veloce ed efficace tocco di pennello di quello sul recto, cogliendo la
raffigurazione dal sotto in su, in una architettura spaziale triangolare
convergente verso il centro, pare essere lo studio di una prima idea
sviluppata cromaticamente per un'opera da eseguirsi in affresco sulla parete
di un soffitto. L'impostazione della composizione, sotto certi aspetti anche
neo-settecentesca, rimanda ad una iconografia d'impianto neoclassico dal
sapore ancora accademico. Entrambi i dipinti possono essere collocati
all'interno del nono decennio del secolo.
Provenienza:
acquisto dagli eredi Bordignon (?), 1935. |